Soddisfazione Laureati

Si riportano nel seguito le rilevazioni delle opinioni dei laureati nel 2015, effettuate da Almalaurea nell’indagine 2016, per:

La soddisfazione dei laureati è monitorata attraverso i dati dello studio Almalaurea che può essere consultato nella sua versione completa su: http://www2.almalaurea.it/cgi-php/universita/statistiche/tendine.php?config=profilo.

 

Laureati di primo livello (triennali)

Si riporta la sintesi dei risultati della rilevazione di Almalaurea sui laureati triennali del nostro Corso di Laurea aggiornata all’indagine più recente che fa riferimento ai laureati dell’anno solare precedente (per una migliore confrontabilità della documentazione si riportano i dati relativi a uno specifico sottoinsieme dei laureati): Livello di soddisfazione dei laureandi (triennali) e loro occupabilità.

Si riporta nel seguito l’analisi dei risultati della rilevazione su tutti gli intervistati dell’indagine 2016 di Almalaurea sui laureati nel 2015, comparati a quelli dell’anno precedente. L’esito dettagliato dell’indagine è disponibile sul sito: http://www2.almalaurea.it/cgi-php/universita/statistiche/framescheda.php?anno=2015&corstipo=L&ateneo=70027&facolta=614&gruppo=tutti&pa=70027&classe=10010&corso=tutti&postcorso=0580206200900001&isstella=0&disaggregazione=&LANG=it&CONFIG=profilo.

Per la laurea in Ingegneria Gestionale hanno risposto al questionario 102 su 105 laureati  con il vigente ordinamento didattico (contro i 103 su 103 dell’anno precedente), di cui il 52,4% (contro il 59%) maschi ed il 47,6% (contro il 41%) femmine (con una ripartizione decisamente più favorevole al sesso femminile rispetto alla macroarea). Non si è tenuto conto nella seguente analisi dell’indagine relativa ai laureati (in totale 9) con il precedente ordinamento didattico.

I giudizi sull’esperienza universitaria sono sostanzialmente positivi anche se in leggera discesa (da 23,3% del precedente anno a 23,5% decisamente soddisfatti, da 65% a 58,8% più si che no), lo stesso dicasi per i giudizi sui rapporti con i docenti anche se in netta crescita il dato sui decisamente soddisfatti (da 2,9% a 6,9% decisamente soddisfatti, da 69,9% a 58,8% più si che no) e positivi e in crescita i giudizi sui rapporti con gli altri studenti anche se in flessione i giudizi decisamente positivi (da 45,9% a 37,3% decisamente soddisfatti, da 42,6% a 55,9% più si che no). I dati sono sostanzialmente allineati alle medie della macroarea anche se lievemente migliori nel complesso i giudizi sulla soddisfazione del corso di laurea e sul rapporto con gli altri studenti mentre leggermente inferiori quelli con i docenti.

Per quanto riguarda le strutture decisamente positivi anche se in leggera flessione i giudizi sulle aule (da 21,3% del precedente anno a 21,6%sempre o quasi sempre adeguate, da 57,4% a 54,9% spesso adeguate), meno positiva e in peggioramento la valutazione delle postazioni informatiche (da 6,6% a 6,9% presenti e in numero adeguato, da 25% a 15,7% presenti ma in numero inadeguato) e altrettanto per le biblioteche anche se il dato è in miglioramento (da 1,9% a 2,9% decisamente positiva, da 18,4% a 20,6% abbastanza positiva). I dati sono sostanzialmente in linea con quelli della macroarea anche se leggermente inferiori per le postazioni informatiche e biblioteche.

In calo il numero dei laureati che ritengono che il carico di studi degli insegnamenti sia stato sostenibile (decisamente sì da 5,8%del precedente anno  a 10,8%, più si che no da 65% a 39,2%), con un dato leggermente superiore alla media della macroarea (decisamente sì 10,9%, più si che no 32,7%).

Si conferma che tutti o quasi i laureati si iscriverebbero nuovamente all’università (dal 98,1% dell’anno precedente al 99,1%) e in flessione il numero di coloro che si iscriverebbe allo stesso corso di laurea dello stesso Ateneo (da 74,8% a 61,8%), mentre in aumento il numero di coloro che si iscriverebbe allo stesso corso di un altro Ateneo (dal 12,6% al 26,5%) anche se in percentuale comunque nettamente inferiore a coloro che si iscriverebbero allo stesso corso e ateneo. I dati si confermano migliori di quelli della macroarea che risultano in leggera flessione (dal 65,8% al 57,5% dei laureati in ingegneria si iscriverebbe allo stesso corso dello stesso Ateneo).

Buona parte dei laureati ritiene di possedere una conoscenza almeno buona della lingua inglese (da 88,3% dell’anno precedente a 75,5% inglese scritto, da 72,8% a 67,6% inglese parlato), parti minori dichiarano altrettanto della lingua francese (da 7,8% a 5,9% scritto, da 9,7% a 3,9% parlato) e spagnola (da 7,8% a 5,9% scritto, da 11,7% a 6.9% parlato). I dati sono leggermente inferiori a quelli medi della macroarea per la lingua inglese e leggermente superiori per quanto riguarda lo spagnolo.

Una buona parte dei laureati dichiarano una conoscenza almeno buona dei principali strumenti informatici di lavoro quali navigazione in internet (da 93,2% dell’anno precedente a 85,3%), word processor (da 64,1% a 86,3%) e fogli elettronici (da 61,2% a 82,4%). I dati sono in crescita e leggermente superiori a quelli medi della macroarea per l’utilizzo di word processor e fogli elettronici.

La quasi totalità dei laureati (da 95,1% a 92,2%) intende proseguire gli studi, contro una media della macroarea del 91,7% (già 88,6%), ed in particolare con una laurea magistrale (da 92,2% a 89,2%). Si conferma la tendenza secondo cui negli ultimi tre anni accademici mediamente oltre il 90% dei laureati di primo livello in Ingegneria Gestionale prosegue gli studi immatricolandosi al Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale.

Confermando la natura trasversale del Corso di laurea i laureati si dichiarano interessati a lavorare in diverse aree aziendali come: organizzazione e pianificazione (77,5%, già 74,8%), controllo di gestione (60.8%, già 63,1%), produzione (60.8%, già 59,2%), logistica e distribuzione (56,9%, già 55,3%), marketing, comunicazione, pubbliche relazioni (39,2%, già 35,0%), risorse umane, selezione e formazione (42,2%, già 45,6%), ricerca e sviluppo (26,5%, già 34%), amministrazione e contabilità (26,5%, già 28,2%), acquisti (22,5%, già 20,4%), commerciale e vendite (20,6%, già 26,2%), finanza (16,7%, già 27,2%). In calo alcune voci minori: segreteria e affari generali (da 18,4% a 7,8%), assistenza tecnica (da 15,5% a 9,8%), sistemi informativi (da 12,6% a 9,8%). Infine in leggera crescita il settore legale (da 5,8% a 7,8%).

I laureati ritengono decisamente importanti nella ricerca del lavoro soprattutto l’acquisizione di professionalità (82,4%, già 76,7%), le possibilità di carriera (80,4%, già 75,7%), la stabilità/sicurezza del posto di lavoro (76,5%, già 68,9%) e le possibilità di guadagno (69,6%, già 61,2%), coinvolgimento all’attività lavorativa e ai processi decisionali (55,9%). In misura minore vengono ritenuti decisamente importanti la possibilità di utilizzare al meglio le competenze acquisite (47,1%), la coerenza con gli studi (46,1%, già 30,1%), l’indipendenza o autonomia (44,1%, già 44,7%), il prestigio nel lavoro (33,3%), l’opportunità di contatti con l’estero (36,3%), la rispondenza a interessi culturali (29,4%, già 23,3%) e il tempo libero (19,6%, già 16,5%). Dal confronto con le medie della macroarea si conferma per i laureati del corso un maggior interesse all’acquisizione di professionalità (77,1%), alla carriera (73,9%), alle possibilità di guadagno (61,5%) e alla stabilità/sicurezza del posto di lavoro (66,2%) e al coinvolgimento all’attività lavorativa e ai processi decisionali (39,5%).

Il tipo di lavoro più ricercato è nel settore privato (68,6%, contro 57,5% media di macroarea) piuttosto che nel settore pubblico (44,1%, contro 38,5% di macroarea).

La maggior parte dei laureati è disponibile a lavorare a tempo pieno (95,1%, già 94,2%), mentre solo una parte contenuta è disponibile ad un impiego part-time (34,3%, già 35,9%). Quasi tutti sono alla ricerca di un lavoro a tempo indeterminato (99%, già 95,1%) mentre solo parte di loro sono disponibili ad impieghi a tempo determinato (30,4%, già 31,1%), collaborazioni (17,6%, già 21,4%), stage (37,3%, già 29,1%), apprendistato (16,7%, già 21,4%), lavoro interinale (12,7%, già 15,5%), telelavoro (5,9%, già 13,6%) ed in conto proprio (29,4%, già 28,2%). Rispetto alle medie di settore i laureati del corso appaiono più interessati allo stage ed al lavoro interinale mentre sembrano meno propensi al lavoro autonomo.

Per quanto riguarda la disponibilità a lavorare in determinate sedi geografiche i laureati sono decisamente disponibili a lavorare nella provincia di residenza (76,5%, già 68%), in quella degli studi (71,6%, già 67%) o in altre parti di Italia (Italia settentrionale 53,9%, già 42,7%, Italia centrale 63,7%, già 45,6%, Italia meridionale 39,2%, già 24,3%) o in un altro stato europeo (59,8%, già 57,3%). La minoranza di loro sarebbe invece decisamente disponibile a lavorare in uno stato extraeuropeo (46,1%, già 42,7%). I dati sono sostanzialmente allineati alle medie della macroarea, si registra solo un leggero inferiore interesse per stato europeo o extraeuropeo.

La grande maggioranza dei laureati sono disponibili ad effettuare trasferimenti di lavoro (si, anche con trasferimenti di residenza 58,8%, già 63,1, si, anche frequenti 30,4%, già 29,1%, si, ma solo in numero limitato 7,8%, già 5,8%), mentre nessuno è indisponibile (0%, già 1%). La disponibilità ai trasferimenti è quindi complessivamente in crescita. I dati sono sostanzialmente in linea con quelli di macroarea.

 

Laureati Magistrali

Si riporta la sintesi dei risultati della rilevazione di Almalaurea sui laureati magistrali del nostro Corso di Laurea Magistrale aggiornata all’indagine più recente che fa riferimento ai laureati dell’anno solare precedente (per una migliore confrontabilità della documentazione si riportano i dati relativi a uno specifico sottoinsieme dei laureati): Livello di soddisfazione dei laureandi (magistrali) e loro occupabilità.

Si riporta nel seguito l’analisi dei risultati della rilevazione su tutti gli intervistati dell’indagine 2016 di Almalaurea sui laureati magistrali nel 2015, comparati a quelli dell’anno precedente. L’esito dettagliato dell’indagine è disponibile sul sito: http://www2.almalaurea.it/cgi-php/universita/statistiche/framescheda.php?anno=2015&corstipo=LS&ateneo=70027&facolta=614&gruppo=5&pa=70027&classe=11034&corso=tutti&postcorso=0580207303200001&isstella=0&disaggregazione=&LANG=it&CONFIG=profilo.

Per la laurea magistrale in Ingegneria Gestionale hanno risposto al questionario 93 su 98 laureati con il vigente ordinamento didattico (contro i 46 su 48 dell’anno precedente), di cui il 51% (contro il 72,9%) maschi ed il 49% (contro il 27,1%) femmine (con una ripartizione decisamente più favorevole al sesso femminile rispetto alla macroarea). Non si è tenuto conto nella seguente analisi dell’indagine relativa ai laureati (in totale 2) con il precedente ordinamento didattico

I giudizi sul corso di laurea magistrale nel suo complesso sono positivi per il 93,1% degli studenti (contro il 90% del precedente anno) di cui il 33,3% (contro il 26,1%) decisamente soddisfatti e il 60,2% (contro il 63,0%) più si che no, così come quelli sui rapporti con i docenti (da 17,4% dello scorso anno a 12,9% decisamente soddisfatti, da 60,9% a 74,2% più si che no). Ancora più positivi sono i rapporti con gli altri studenti (da 52,2% a 52,7% decisamente soddisfatti, da 41,3% a 41,9% più si che no) a dimostrare il clima estremamente cordiale che si instaura tra di essi. I dati sono leggermente migliori rispetto alla media degli altri corsi di laurea magistrale della macroarea di ingegneria per l’esperienza universitaria nel suo complesso e per i rapporti sia con i docenti che con gli altri studenti.

Per quanto riguarda le strutture decisamente positiva la situazione aule (da 34,8% del precedente anno a 34,4% sempre o quasi sempre adeguate, da 52,2% a 59,1% spesso adeguate), meno positiva la valutazione delle postazioni informatiche (da 4,3% a 5,4% presenti e in numero adeguato, da 30% a 26,9% presenti ma in numero inadeguato) e delle biblioteche anche se in crescita (da 4,3% a 6,5% decisamente positiva, da 28,3% a 35,5% abbastanza positiva).

Si registra un leggero decremento del numero di laureati che ritengono che il carico di studi degli insegnamenti sia stato sostenibile pari a 72% (contro l’80% del precedente anno) di cui decisamente sì per il 16,1% (contro il 19,6%) e più si che no per il 55,9% (contro il 58,4%), con un dato che si allinea alla media dei laureati magistrali in ingegneria (in totale 60,7% di cui decisamente sì 18,6%, più si che no 42,1%).

Elevato anche se in leggera flessione il numero dei laureati si iscriverebbe nuovamente allo stesso corso di laurea magistrale dell’Ateneo, pari al 78,5% (contro l’85%). Il 16,1% (contro il 9%) si iscriverebbe allo stesso corso di un altro Ateneo, mentre una minoranza cambierebbe corso (poco più del 5%, di cui 1,1% cambierebbe anche Ateneo). I dati sono nettamente migliori di quelli dei laureati magistrali della macroarea (72% si iscriverebbe allo stesso corso dello stesso Ateneo). Leggermente superiore a livello di macroarea il numero di laureati magistrali che cambierebbe il tipo di corso 9,7% (di cui 2,2% cambierebbe anche Ateneo).

Larga parte dei laureati, con dato in crescita, ritiene di possedere una conoscenza “almeno buona” della lingua inglese (da 84,8% a 92,5% inglese scritto, da 82,6% a 83,9% inglese parlato); una percentuale non trascurabile dichiara altrettanto della lingua francese (da 6,5% a 10,8% scritto, da 6,5% a 9,7% parlato) e spagnola (da 26,1% a 17,2% scritto, da 23,9% a 16,1% parlato). I dati sono in crescita rispetto allo scorso anno (tranne che per la lingua spagnola la cui conoscenza è comunque indicata da una percentuale non modesta di studenti) e sensibilmente superiori a quelli medi della macroarea per tutte queste tre lingue.

Una buona parte dei laureati dichiarano una conoscenza “almeno buona” dei principali strumenti informatici di lavoro quali navigazione in internet (da 91,3% a 92,5%), word processor (da 87% a 86%) e fogli elettronici (da 91,3% a 87,1%). I dati sono sostanzialmente in linea con quelli medi della macroarea.

Poco più di 1 laureato su 10 (11,8% contro 13%) intende proseguire gli studi, contro una media dei laureati magistrali della macroarea del 18,9%. In particolare anche se in misura modesta cresce l’interesse per il dottorato di ricerca (da 4,3% a 5,4%) e quello per i master universitario (da 2,2% a 3,2%).

Confermando la natura trasversale del Corso di laurea magistrale i laureati si dichiarano interessati a lavorare in diverse aree aziendali come: organizzazione e pianificazione (73,1% contro 65,2%), produzione (52,7% contro 56,5%), logistica e distribuzione (52,7% contro 56,5%), controllo di gestione (47,3% contro 39,1%), marketing, comunicazione, pubbliche relazioni (37,6% contro 34,8%), risorse umane, selezione e formazione (28% contro 19,6%), ricerca e sviluppo (24,7% contro 19,6%), finanza (21,5% contro 23,9%), commerciale e vendite (20,4% contro 21,7%), acquisti (20,4% contro 28,3%), amministrazione e contabilità (20,4% contro 15,2%). Decisamente minore invece l’interesse per le aree più specifiche e tecniche: sistemi informativi (7,5% contro 2,2%), assistenza tecnica (4,3% contro 6,5%), segreteria e affari generali (4,3% contro 4,3%), legale (2,2% contro 0%).

I laureati ritengono decisamente importanti nella ricerca del lavoro soprattutto l’acquisizione di professionalità (75,3% contro 71,7%), le possibilità di carriera (68,8% contro 73,9%), la stabilità/sicurezza del posto di lavoro (48,4% contro 69,6%), coinvolgimento all’attività lavorativa e ai processi decisionali (48,4%), le possibilità di guadagno (47,3% contro 60,9%) e i rapporti con i colleghi sul posto di lavoro (41,9% contro 52,2%). In misura minore vengono ritenuti decisamente importanti l’opportunità di contatti con l’estero (35,5%), l’indipendenza o autonomia (34,4% contro 30,4%), la possibilità di utilizzare al meglio le competenze acquisite (33,3%), la coerenza con gli studi (33,3% contro 26,1%), la rispondenza a interessi culturali (30,1% contro 16,9%) e il tempo libero (20,4% contro 14,6%). Dal confronto con le medie dei laureati magistrali della macroarea emerge per i laureati del corso un minor interesse per la stabilità del lavoro (contro 53,5%), la coerenza con gli studi (contro 41,5%), la rispondenza agli interessi culturali (contro 34%) e il tempo libero (contro 21,7%).

Il tipo di lavoro più ricercato è nel settore privato (67,7% contro il 58,7% dello scorso anno e contro il 61,9% media di macroarea) mentre in misura inferiore si preferisce il settore pubblico (38,7% contro il 42,1% della macroarea).

La maggior parte dei laureati è disponibile a lavorare a tempo pieno (91,4% contro 91,3%), mentre solo una piccola parte è disponibile ad un impiego part-time (20,4% contro 23,9%). Quasi tutti sono alla ricerca di un lavoro a tempo indeterminato (92,5% contro 91,3%) ma una parte significativa di loro sono disponibili ad impieghi a tempo determinato (47,3% contro 50%), collaborazioni (15,1% contro 17,4%), inserimento o formazione (35,5% contro 34,8%), stage (25,8% contro 21,7%), apprendistato (28% contro 39%), lavoro interinale (9,7% contro 15,2%), telelavoro (10,8% contro 4,3%) ed in conto proprio (25,8% contro 15,2%). Rispetto alle medie di settore i laureati del corso appaiono generalmente più interessati a lavoro a tempo indeterminato (contro 89,9%), a tempo determinato (contro 40,3%) e tutte le forme di contratto con esclusione del lavoro in contro proprio (contro 31,8%).

Per quanto riguarda la disponibilità a lavorare in determinate sedi geografiche i laureati sono decisamente disponibili a lavorare nella sede di residenza (74,2% contro 67,4%), nella provincia degli studi (72% contro 69,6%), nella regione degli studi (59,1%) o in un altro stato europeo (53,8% contro 54,3%). La minoranza di loro sarebbe invece decisamente disponibile a lavorare in uno stato extraeuropeo (38.7% contro 45,7%) o in altre parti di Italia (Italia settentrionale da 47,8% a 44,1%, Italia centrale da 54,3% a 51,6%, Italia meridionale da 32,6% a 25,8%). I dati sono sostanzialmente allineati alle medie della macroarea anche se inferiori per quel che riguarda lavoro nella sede di residenza o sede di studi.

La grande maggioranza dei laureati sono disponibili ad effettuare trasferimenti di lavoro (si, anche con trasferimenti di residenza da 69,6% a 60,2%, si, anche frequenti da 19,6% a 30,1%, si, ma solo in numero limitato da 6,5% a 7,5%) mentre solo l’1,1% si dichiara non disponibile. I dati sono sostanzialmente allineati a quelli della Macroarea.