Soddisfazione Laureati

Si riportano nel seguito le rilevazioni delle opinioni dei laureati nel 2015, effettuate da Almalaurea nell’indagine 2016, per:

La soddisfazione dei laureati è monitorata attraverso i dati dello studio Almalaurea che può essere consultato nella sua versione completa su: http://www2.almalaurea.it/cgi-php/universita/statistiche/tendine.php?config=profilo.

 

Laureati di primo livello (triennali)

Si riporta la sintesi dei risultati della rilevazione di Almalaurea sui laureati triennali del nostro Corso di Laurea aggiornata all’indagine più recente che fa riferimento ai laureati dell’anno solare precedente (per una migliore confrontabilità della documentazione si riportano i dati relativi a uno specifico sottoinsieme dei laureati): Livello di soddisfazione dei laureandi (triennali) e loro occupabilità.

Si riporta nel seguito l’analisi dei risultati della rilevazione su tutti gli intervistati dell’indagine 2017 di Almalaurea sui laureati nel 2016, comparati a quelli dei due anni precedenti. L’esito dettagliato degli ultimi tre anni di indagine è disponibile ai seguente link:

Per la laurea in Ingegneria Gestionale hanno risposto al questionario 107 su 107 laureati  nel 2016 con il vigente ordinamento didattico (contro i 102 su 105 del 2015 e i 103 su 103 del 2014), di cui il 62,6% (contro il 52,4% e il 59%) maschi ed il 37,4% (contro il 47,6% e il 41%) femmine (con una ripartizione decisamente più favorevole al sesso femminile rispetto alla macroarea). Non si è tenuto conto nella seguente analisi dell’indagine relativa ai laureati (in totale 3) con il precedente ordinamento didattico.

I giudizi sull’esperienza universitaria sono sostanzialmente positivi anche se in leggera discesa (20,6% (2016) contro 23,5% (2015) e 23,3% (2014) decisamente soddisfatti, 68,2% contro 58,8% e 65% più si che no), lo stesso dicasi per i giudizi sui rapporti con i docenti anche se in crescita il dato sui decisamente soddisfatti (5,6% contro 6,9% e 2,9% decisamente soddisfatti, 64,5% contro 58,8% e 69,9% più si che no) e positivi e in crescita i giudizi sui rapporti con gli altri studenti (47,7% contro 37,3% e 45,9% decisamente soddisfatti, 46,7% contro 55,9% e 42,6% più si che no). I dati sono sostanzialmente allineati alle medie della macroarea anche se lievemente migliori nel complesso i giudizi sulla soddisfazione del corso di laurea e sul rapporto con gli altri studenti mentre leggermente inferiori quelli con i docenti.

Per quanto riguarda le strutture decisamente positivi anche se in leggera flessione i giudizi sulle aule (16,8% (2016) contro 21,6% (2105) e 21,3% (2014) sempre o quasi sempre adeguate, 63,6% contro 54,9% e 57,4% spesso adeguate), meno positiva ma comunque in miglioramento la valutazione delle postazioni informatiche (7,5% contro 6,9% e 6,6% presenti e in numero adeguato, 24,3% contro 15,7% e 25% presenti ma in numero inadeguato) e altrettanto per le biblioteche (5,6% contro 2,9% e 1,9% decisamente positiva, 29% contro 20,6% e 8,4% abbastanza positiva). I dati sono sostanzialmente in linea con quelli della macroarea anche se leggermente inferiori per le postazioni informatiche e biblioteche.

In calo il numero dei laureati che ritengono che il carico di studi degli insegnamenti sia stato sostenibile (11,2% (2016) contro 10,8% (2015) e 5,8% (2014) decisamente sì, 43% contro 39,2% e 65% più si che no), con un dato leggermente inferiore alla media della macroarea (decisamente sì 19,8%, più si che no 41,6%).

Si conferma che praticamente la totalità dei laureati si iscriverebbe nuovamente all’università (99,1% (2016) contro 99,1% (2015) e 98,1% (2014)) e in riaumento il numero di coloro che si iscriverebbe allo stesso corso di laurea dello stesso Ateneo (69,2% contro 61,8% e 74,8%), mentre è stabile rispetto all’anno precedente il numero di coloro che si iscriverebbero allo stesso corso di un altro Ateneo (26,2% contro 26,5% e 12,6%) anche se in percentuale comunque nettamente inferiore a coloro che non si iscriverebbero allo stesso corso e/o presso lo stesso ateneo. I dati si confermano migliori di quelli della macroarea che risultano in leggera flessione nel triennio (62,2% contro 57,5% e 65,8% si iscriverebbe allo stesso corso dello stesso Ateneo).

Buona parte dei laureati ritiene di possedere una conoscenza almeno buona della lingua inglese (75,7% (2016) contro 75,5% (2015) e 88,3% (2014) inglese scritto, 65,4% contro 67,6% e 72,8% inglese parlato), parti minori dichiarano altrettanto della lingua francese (8,4% contro 5,8% e 7,8% scritto, 6,5% contro 3,9% e 9,7% parlato) e spagnola (7,5% contro 5,9% e 7,8% scritto, 7,5% contro 6,9% e 11,7% parlato). I dati sono leggermente inferiori a quelli medi della macroarea per la lingua inglese e leggermente superiori per quanto riguarda lo spagnolo.

Una buona parte dei laureati dichiarano una conoscenza almeno buona dei principali strumenti informatici di lavoro quali navigazione in internet (91,6% contro 85,3% e 93,2%), word processor (77,6% contro 86,3% e 64,1%) e fogli elettronici (71% contro 82,4% e 61,2%). I dati sono leggermente inferiori a quelli medi della macroarea per l’utilizzo di word processor e fogli elettronici.

La quasi totalità dei laureati (95,3% (2016) contro 92,2% (2015) e 95,1% (2014)) intende proseguire gli studi, contro una media della macroarea del 61,4%, ed in particolare con una laurea magistrale (90,7% contro 89,2% e 92,2%). Si conferma la tendenza secondo cui negli ultimi tre anni accademici mediamente oltre il 90% dei laureati di primo livello in Ingegneria Gestionale prosegue gli studi immatricolandosi al Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale.

Confermando la natura trasversale del Corso di laurea i laureati si dichiarano interessati a lavorare in diverse aree aziendali come: organizzazione e pianificazione (77,5% 2015, già 74,8%), controllo di gestione (60.8%, già 63,1%), produzione (60.8%, già 59,2%), logistica e distribuzione (56,9%, già 55,3%), marketing, comunicazione, pubbliche relazioni (39,2%, già 35,0%), risorse umane, selezione e formazione (42,2%, già 45,6%), ricerca e sviluppo (26,5%, già 34%), amministrazione e contabilità (26,5%, già 28,2%), acquisti (22,5%, già 20,4%), commerciale e vendite (20,6%, già 26,2%), finanza (16,7%, già 27,2%). In calo alcune voci minori: segreteria e affari generali (da 18,4% a 7,8%), assistenza tecnica (da 15,5% a 9,8%), sistemi informativi (da 12,6% a 9,8%). Infine in leggera crescita il settore legale (da 5,8% a 7,8%).

I laureati ritengono decisamente importanti nella ricerca del lavoro soprattutto l’acquisizione di professionalità (74,8% (2016) contro 76,7% (2015) e 82,4% (2014)), le possibilità di carriera (74,8% contro 75,7% e 80,4%), la stabilità/sicurezza del posto di lavoro (65,4% contro 68,9% e 76,5%) e le possibilità di guadagno (61,7% contro 61,2% e 69,6%), coinvolgimento all’attività lavorativa e ai processi decisionali (57,9% contro 55,9%). In misura minore vengono ritenuti decisamente importanti la possibilità di utilizzare al meglio le competenze acquisite (49,5% contro 47,1%), la coerenza con gli studi (38,3% contro 30,1% e 46,1%), l’indipendenza o autonomia (45,8% contro 44,7% e 44,1%), il prestigio nel lavoro (37,4% contro 33,3%), l’opportunità di contatti con l’estero (42,1% contro 36,3%), la rispondenza a interessi culturali (29,9% contro 23,3% e 29,4%) e il tempo libero (27,1% contro 16,5% e 19,6%). Dal confronto con le medie della macroarea si conferma per i laureati del corso un maggior interesse all’acquisizione di professionalità (79,7% media macroarea), alla carriera (71,3%), alle possibilità di guadagno (57,8%) e alla stabilità/sicurezza del posto di lavoro (62,7%) e al coinvolgimento all’attività lavorativa e ai processi decisionali (46%).

Il tipo di lavoro più ricercato è nel settore privato (69,2%, contro 64% media di macroarea) piuttosto che nel settore pubblico (36,4%, contro 40% di macroarea).

La maggior parte dei laureati è disponibile a lavorare a tempo pieno (92,5% (2016) contro 94,2% (2015) e 95,1% (2014)), mentre solo una parte contenuta è disponibile ad un impiego part-time (25,2% contro 35,9% e 34,3%). Quasi tutti sono alla ricerca di un lavoro a tutele crescenti (tempo indeterminato) (76,6%) mentre solo parte di loro sono disponibili ad impieghi a tempo determinato (34,6% contro 30,4% e 31,1%), collaborazioni (17,6% contro 21,4%), stage (27,1% contro 37,3% e 29,1%), apprendistato (24,3% contro 16,7% e 21,4%), lavoro interinale (10,3% contro 12,7%) ed in conto proprio (29,9% contro 29,4% e 28,2%). Rispetto alle medie di settore i laureati del corso appaiono più interessati allo stage ed al lavoro interinale mentre sembrano meno propensi al lavoro autonomo.

Per quanto riguarda la disponibilità a lavorare in determinate sedi geografiche i laureati sono decisamente disponibili a lavorare nella provincia di residenza (70,1% contro 76,5% e 68%), in quella degli studi (75,7% contro 71,6% e 67%) o in altre parti di Italia (Italia settentrionale 49,5% contro 53,9% e 42,7%, Italia centrale 52,3% contro 63,7% e 45,6%, Italia meridionale 23,4% contro 39,2% e 24,3%) o in un altro stato europeo (47,7% contro 59,8% e 57,3%). La minoranza di loro sarebbe invece decisamente disponibile a lavorare in uno stato extraeuropeo (36,4% contro 46,1% e 42,7%). I dati sono sostanzialmente allineati alle medie della macroarea, si registra solo un leggero inferiore interesse per stato europeo o extraeuropeo.

La grande maggioranza dei laureati sono disponibili ad effettuare trasferimenti di lavoro (si, anche con trasferimenti di residenza 50,5% contro 58,8% e 63,1, si, anche frequenti 41,1% contro 30,4% e 29,1%, si, ma solo in numero limitato 5,6% contro 7,8% e 5,8%), mentre trascurabile il numero di coloro che sono indisponibili al trasferimento (1,9% contro 0% e 1%). La disponibilità ai trasferimenti è quindi complessivamente in crescita. I dati sono sostanzialmente in linea con quelli di macroarea.

 

Laureati Magistrali

Si riporta la sintesi dei risultati della rilevazione di Almalaurea sui laureati magistrali del nostro Corso di Laurea Magistrale aggiornata all’indagine più recente che fa riferimento ai laureati dell’anno solare precedente (per una migliore confrontabilità della documentazione si riportano i dati relativi a uno specifico sottoinsieme dei laureati): Livello di soddisfazione dei laureandi (magistrali) e loro occupabilità.

Si riporta nel seguito l’analisi dei risultati della rilevazione su tutti gli intervistati dell’indagine 2017 di Almalaurea sui laureati magistrali nel 2016, comparati a quelli dell’anno precedente. L’esito dettagliato degli ultimi tre anni di indagine è disponibile ai seguente link:

Per la laurea magistrale in Ingegneria Gestionale hanno risposto al questionario 79 su 80 laureati nel 2016 con il vigente ordinamento didattico (contro i 93 su 98 del 2015 e 46 su 48 del 2014), di cui il 61,3 (contro il 51% e il 72,9%) maschi ed il 38,7% (contro il 49% e il 27,1%) femmine (con una ripartizione decisamente più favorevole al sesso femminile rispetto alla macroarea). Tutti i laureati del 2016 si sono laureati con il corrente ordinamento didattico.

I giudizi sul corso di laurea magistrale nel suo complesso sono positivi per il 83,6% degli studenti (contro il 93,1% del 2015 e il 90% del 2014) di cui il 26,% (contro il 33,3% e il 26,1%) decisamente soddisfatti e il 57% (contro il 60,2% e il 63,0%) più sì che no, così come quelli sui rapporti con i docenti: 13,9% (contro 12,9% 3 17,4%) decisamente soddisfatti; 62% (contri 74,2% e 60,9%) più sì che no). Ancora più positivi sono i rapporti con gli altri studenti (53,2% contro 52,7% e 52,2% decisamente soddisfatti, 40,5% contro 41,9% e 41,3% più sì che no) a dimostrare il clima estremamente cordiale che si instaura tra di essi. I dati sono in linea rispetto alla media degli altri corsi di laurea magistrale della macroarea di ingegneria.

Per quanto riguarda le strutture decisamente positiva la situazione aule (35,4% contro 34,4% e 34,8% sempre o quasi sempre adeguate, 49,4% contro 59,1% e 52,2% spesso adeguate), meno positiva e in diminuzione la valutazione delle postazioni informatiche (2,5% contro 5,4% 3 4,3% presenti e in numero adeguato, 15,2% contro 26,9% e 30% presenti ma in numero inadeguato), anche se diminuisce sostanzialmente anche la richiesta, e delle biblioteche (1,3% contro 6,5% e 4,3% decisamente positiva, 32,9% contro 35,5% e 28,3% abbastanza positiva).

Si registra un leggero decremento nel triennio del numero di laureati che ritengono che il carico di studi degli insegnamenti sia stato sostenibile pari a 74% (contro 72% e 80%) di cui decisamente sì per il 22,8% e in crescita (contro 16,1% e 19,6%) e più si che no per il 51,9% (contro 55,9% e 58,4%), con un dato che si allinea alla media dei laureati magistrali in ingegneria (in totale 74,5% di cui decisamente sì 29,8%, più si che no 44,7%).

Elevato anche se in leggera flessione nel triennio il numero dei laureati si iscriverebbe nuovamente allo stesso corso di laurea magistrale dell’Ateneo, pari al 79,7% (contro 78,5% e 85%). Il 10,1% (contro 16,1% e 9%) si iscriverebbe allo stesso corso di un altro Ateneo, mentre poco più del 10% cambierebbe corso (di cui 3,8% cambierebbe anche Ateneo). I dati sono nettamente migliori di quelli dei laureati magistrali della macroarea (72% si iscriverebbe allo stesso corso dello stesso Ateneo). Leggermente superiore a livello di macroarea la percentuale di laureati magistrali che cambierebbe il tipo di corso, 11% (di cui 5,5% cambierebbe anche Ateneo).

Larga parte dei laureati ritiene di possedere una conoscenza “almeno buona” della lingua inglese (89,9% contro 92,5% e 84,8% inglese scritto, 88,6% contro 83,9% e 82,6% inglese parlato); una percentuale non trascurabile dichiara altrettanto della lingua francese (11,4% contro 10,8% e 6,5% scritto, 8,9% contro 9,7% e 6,5% parlato) e spagnola (19% contro 17,2% e 26,1% scritto, 21,5% contro 16,1% e 23,9% parlato). I dati sono in crescita rispetto allo scorso anno (tranne che per la lingua spagnola la cui conoscenza è comunque indicata da una percentuale non modesta di studenti) e sensibilmente superiori a quelli medi della macroarea per tutte queste tre lingue.

Quasi tutti i laureati dichiarano una conoscenza “almeno buona” dei principali strumenti informatici di lavoro quali navigazione in internet (98,7% contro 92,5% e 91,3%), word processor (89,9% contro 86% e 87%) e fogli elettronici (93,7% contro 87,1% e 91,3%). I dati sono leggermente superiori a quelli medi della macroarea.

Poco più di 1 laureato su 10 (10,1% contro 13% e 11,8%) intende proseguire gli studi, contro una media dei laureati magistrali della macroarea del 15,6%. In particolare stabile e molto basso l’interesse per il dottorato di ricerca (3,8% contro 5,4% e 4,3%) e quello per i master universitario (2,5% contro 3,2% e 2,2%).

Confermando la natura trasversale del Corso di laurea magistrale i laureati si dichiarano interessati a lavorare in diverse aree aziendali come: organizzazione e pianificazione (73,1% 2015 contro 65,2% 2014), produzione (52,7% contro 56,5%), logistica e distribuzione (52,7% contro 56,5%), controllo di gestione (47,3% contro 39,1%), marketing, comunicazione, pubbliche relazioni (37,6% contro 34,8%), risorse umane, selezione e formazione (28% contro 19,6%), ricerca e sviluppo (24,7% contro 19,6%), finanza (21,5% contro 23,9%), commerciale e vendite (20,4% contro 21,7%), acquisti (20,4% contro 28,3%), amministrazione e contabilità (20,4% contro 15,2%). Decisamente minore invece l’interesse per le aree più specifiche e tecniche: sistemi informativi (7,5% contro 2,2%), assistenza tecnica (4,3% contro 6,5%), segreteria e affari generali (4,3% contro 4,3%), legale (2,2% contro 0%).

I laureati ritengono decisamente importanti nella ricerca del lavoro soprattutto l’acquisizione di professionalità (79,7% contro 75,3% e 71,7%), le possibilità di carriera (74,7% contro 68,8% e 73,9%), la stabilità/sicurezza del posto di lavoro (57% contro 48,4% e 69,6%), coinvolgimento all’attività lavorativa e ai processi decisionali (50,6% contro 48,4%), le possibilità di guadagno (51,9% contro 47,3% e 60,9%) e i rapporti con i colleghi sul posto di lavoro (54,4% contro 41,9% e 52,2%). In misura minore vengono ritenuti decisamente importanti l’opportunità di contatti con l’estero (31,6% contro 35,5%), l’indipendenza o autonomia (38% contro 34,4% e 30,4%), la possibilità di utilizzare al meglio le competenze acquisite (45,6% contro 33,3%), la coerenza con gli studi (34,2% contro 33,3% e 26,1%), la rispondenza a interessi culturali (26,6% contro 30,1% e 16,9%) e il tempo libero (22,8% contro 20,4% e 14,6%). Dal confronto con le medie dei laureati magistrali della macroarea emerge per i laureati del corso un minor interesse per la coerenza con gli studi (contro 46,5%), la rispondenza agli interessi culturali (contro 32,4%).

Il tipo di lavoro più ricercato è nel settore privato (59,5% contro 67,7% e 58,7% degli anni precedenti e contro il 62,9% media di macroarea) mentre in misura inferiore si preferisce il settore pubblico (29,1 contro 38,7% dei laureati del 2015 e contro il 36,4% della macroarea).

La maggior parte dei laureati è disponibile a lavorare a tempo pieno (92,4% contro 91,4% e 91,3%), mentre solo una parte inferiore è disponibile ad un impiego part-time (25,3% 20,4% contro 23,9%). Quasi tutti sono alla ricerca di un lavoro a tutele crescenti 87,4% (cfr. tempo indeterminato 92,5% (2015) e 91,3% (2014)) ma una parte significativa di loro, ancorché in diminuzione, sono disponibili ad impieghi a tempo determinato (38% contro 47,3% e 50%), stage (24,1% contro 25,8% e 21,7%), apprendistato (26,6% contro 28% e 39%), lavoro interinale (6,3% contro 9,7% e 15,2%) ed in conto proprio (12,7% contro 25,8% e 15,2%). Rispetto alle medie dei laureati magistrali della macroarea di ingegneria i laureati del corso appaiono similmente interessati a lavoro a a tutele crescenti/tempo indeterminato (contro 89,8% laureati magistrali macroarea) e a tempo determinato (contro 39,6%) e tutte le forme di contratto con esclusione del lavoro in contro proprio (contro 24,7%).

Per quanto riguarda la disponibilità a lavorare in determinate sedi geografiche i laureati sono decisamente disponibili a lavorare nella sede di residenza (78,5% contro 74,2% e 67,4%), nella provincia degli studi (82,3% contro 72% e 69,6%), nella regione degli studi (64,6% contro 59,1%) o in un altro stato europeo (49,4% contro 53,8% e 54,3%). Una parte minore sarebbe invece disponibile a lavorare in uno stato extraeuropeo (34,2% contro 38.7% e 45,7%) o in altre parti di Italia (Italia settentrionale 49,4% contro 44,1% e 47,8%, Italia centrale 59,5% contro 51,6% e 54,3%, Italia meridionale 25,3% contro 25,8% e 32,6%). I dati sono sostanzialmente allineati alle medie della macroarea anche se inferiori per quel che riguarda lavoro nella sede di residenza o sede di studi.

La grande maggioranza dei laureati sono disponibili ad effettuare trasferimenti di lavoro (si, anche con trasferimenti di residenza 55,7% contro 60,2% e 69,6%, si, anche frequenti 40,5% contro 30,1% e 19,6%, si, ma solo in numero limitato 3,8% contro 7,5% e 6,5%). I dati sono leggermente superiori a quelli della Macroarea.